Waldeck e lo spaghetti western elettronico

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L’abbiamo lasciato nove anni fa con Ballroom Stories. Questa estate Waldeck torna per raccontarci un’altra storia incredibile, dove la tradizione di Cinecittà incontra gli indiani di John Ford. Gran Paradiso è l’ultimo disco del compositore tedesco, cantato interamente in italiano dalla cantante tedesca la Heidi. 

Gran Paradiso esce nove anni dopo Ballroom Stories. Cosa è successo nel frattempo?

Nel 2009 ho prodotto Be my Sailor un album per Zeebee, poi ho iniziato a registrare delle tracce per un seguito di Ballroom Stories ma mi sono bloccato. Allo stesso tempo ho iniziato a lavorare su alcune canzoni in italiano, perché amo questa lingua nel suo essere in se stessa così musicale. Ma anche così mi sono accorto che non stavo andando da nessuna parte. L’altra cosa a cui stavo lavorando era un tipo di musica dallo stile western ma il fatto che fosse in lingua inglese la rendeva troppo seria. Solo quando ho combinato la musica western con l’italiano sono rimasto soddisfatto. Il nodo si è sciolto ed è nato lo Spaghetti & Western concept.

Un’altra ragione per la quale ci è voluto tanto tempo per l’uscita del disco è stato il successo commerciale di Ballroom Stories: più gli anni passavano e più diventava difficile per me, perché volevo fare meglio dell’album precedente, e questa è una trappola pericolosa.

Come è cambiato nel corso degli anni il tuo modo di fare musica?

Ora tendo a registrare live perché mi piace l’interazione che si crea tra i musicisti prima di passare alla fase finale della produzione, che è sicuramente quella dove l’elettronica entra più in gioco.

Come mai ha scelto l’italiano come lingua per i testi di Gran Paradiso?

Semplicemente perché amo il suono della lingua. E anche perché amo la tradizione della canzone italiana, la musica di Ennio Morricone e la connessione che questa ha con la musica western.

Sei curioso della reazione del pubblico al disco? Come sono stati i primi feedback?

Sono stato molto nervoso, per via del successo di Ballroom Stories. Il primo impatto è stato positivo e questo mi ha dato un po’di sollievo. Alla fine sembra che sia valsa la pena di fare un album interamente in italiano per seguire il cuore.

Che processo segui per fare musica? Mi piace molto Serenata Part1, che è poi la prima traccia dell’album. Come sei arrivato ad ottenere questo suono così particolare? Che tipo di strumenti usi?

Come ho detto prima l’album è stato registrato quasi completamente live. Ho usato un vecchio Amek mixing desk analogico e l’ho combinato con plug ins digitali. Per Serenata Part1 ho registrato gli archi live e su questi ho usato un vecchio MOOG filter.

Come è iniziato il lavoro per Gran Paradiso?

Gran Paradiso è stato il frutto di anni di prove ed errori. Solo per decidere il titolo dell’album mi ci è voluto quasi un anno. Volevo un titolo che riflettesse sia la componente western che quella romantica. La prima traccia che ho registrato con Heidi è stata rivista per un paio di anni. All’inizio non c’era nessun tocco western. Poi Heidi è sparita non riuscivo a lavorare con lei. Ho provato a contattarla per almeno due anni. Finalmente nel 2005 sono riuscito a rientrare in contatto con lei e a convincerla a registrare nuove tracce e a lavorare insieme sul nuovo album. A quel punto la mia idea del Western & Spaghetti era già nata e iniziò un bel periodo di lavoro.

Come hai conosciuto la Heidi e come mai hai scelto la sua voce per l’album?

L’ho conosciuta durante le riprese del video di Make my day in cui lei aveva una piccola parte. Uno o due anni dopo ho ricevuto da lei una demo in cui cantava in inglese. E mi piacque un sacco. Mi disse che era stata registrata in Italia così iniziai a pensare a come sarebbe stato sentirla cantare in italiano. Amo la sua voce. È profonda e sensuale. Probabilmente il suo italiano non è perfetto ma trovo che questo sia ancora più interessante e sfidante per me.

Nei tuoi ricordi, qual è stata la prima esperienza musicale che ti ha colpito?

Quando avevo quattro anni mi piaceva ascoltare musica classica dal giradischi di mio padre. Mi ricordo che ascoltavo il concerto di piano in do minore di Mozart e sognavo di dirigerlo.

Come e quando hai capito che volevi lavorare nella musica invece che continuare a fare l’avvocato dei diritti d’autore?

Ho fatto entrambe le cose per un periodo di tempo piuttosto lungo fino a che non è diventato troppo stressante. Quando il mio primo album Balance of the force si fece conoscere in Francia nel 1998, decisi di lasciare la legge e di concentrarmi solo sulla musica.

Ci sono nuovi musicisti che ti hanno colpito ultimamente?

Ana Tijoux – 1977

Michael Kiwanuka – Tell me a tale

Aloe Blacc – I need a dollar

La copertina dell’album ti ritrae in una posa surreale, con i tuoi occhi ammiccanti dietro la schiena. C’è una corrispondenza tra quest’immagine e il messaggio di Gran Paradiso?

La piuma dietro la mia testa ha a che fare con l’idea del western ed è anche un simbolo di libertà e di un’infanzia che gioca a indiani e cowboys. Gli occhi dietro la schiena simboleggiano un altro punto di vista, un approccio ironico o surreale.

Sono stati fatti numerosi tentativi per definire la tua musica: elettronica, trip-hop, avant-gard, sperimentale. Prova a definire la tua musica.

(ride) È sempre la cosa più difficile definire la propria musica. Mi piace pensare che venga percepita come tranquilla ma non noiosa o superficiale. C’è sempre un piccolo colpo di scena, qualcosa che all’inizio non viene percepito. Credo poi che ascoltare la mia musica dovrebbe evocare delle immagini visive molto forti.

 

Scegli sette canzoni per la nostra playlist e se vuoi spiegaci brevemente il motivo della tua scelta.

  • La Bambola di Patty Pravo: non ci sono perché per questa canzone. Cattura tutto lo spirito dell’Italia degli anni ’60.
  • Francoise dei The Vikings: l’ho ascoltata per la prima volta sulla spiaggia, a Pilion. E mi ha stupito completamente. La adoro.
  • I never met a girl like you before di Edwin Collins: stessa spiaggia, un paio di canzoni dopo. Suona come David Bowie in un modo del tutto unico.
  • Svalutation di Adriano Celentano: lui è uno di quegli artisti brillanti. Divertente, acuto e così fresco! Mi piace lo stile western e la virata sentimentale del chorus.
  • Petite Pays di Cesare Evora: melanconia, tranquillità, semplicità e bellezza. Perfetta per un tramonto sulla spiaggia.
  • Sunny Afternoon dei Kinks: una delle mie canzoni preferite da oltre trent’anni.
  • Les moulins de mon coeur di Michel Legrand: perfetta quando sei infelice in amore.

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