Todays Festival Come è andato il primo giorno

La prima serata del Todays Festival 2018 si è aperta allo SPAZIO211 con gli  Indianizer. La band arriva senza ritardi e attese alle 19, esattamente come previsto dal programma. Sonorità indio-pop e ritmiche tropicali catturano l’attenzione del pubblico verso il palco. Il gruppo piemontese svolge egregiamente il ruolo di apripista suonando i brani del nuovo album Zenith (2018). I piedi iniziano a muoversi, qualcuno muove le braccia e comincia a ballare: il mood perfetto per iniziare una festa psichedelico-tropicale. Dopo un veloce cambio palco è un altro gruppo italiano ad esibirsi, i romani Bud Spencer Blues Explosion. Il duo, formato da Adriano Viterbini (chitarra) e Cesare Petulicchio (batteria) sarà integrato da Francesco Pacenza (basso e voce) e Tiziano Russo (tastiere e voce). È la prima tappa del tour estivo di Vivi muori blues ripeti, l’ultimo disco della band uscito a marzo per La Tempesta Dischi. Il live è di grande impatto, sia per la compattezza sonora e ritmica della band che per i virtuosismi blues-noise della chitarra di Adriano Viterbini. Vengono presentati pezzi del nuovo album, come  E tu? e Io e il demonio, ben più efficaci dal vivo che nella versione in studio. Il culmine sembra già raggiunto quando sul palco rimangono solo Petulicchio e Viterbini per due pezzi di solo chitarra e batteria: assoli acidi ed elettrizzanti su un ritmo sostenuto e portato con maestria e per finire una cover di Hey Boy, Hey Girl dei Chemical Brother. E finisce che si resta tutti a bocca aperta e sappiamo che sì, i Bud Spencer Blues Explosion sono ottimi musicisti oltre che una delle migliori rock band italiane dal vivo.

C’è grande attesa per i King Gizzard and the Lizard Wizard, e per quella che sarà l’unica data italiana della band australiana. La formazione guidata da Stu Mackienze, famosa per la sua discografia prolifica (tredici album di cui ben cinque nel 2017) e per i metodi di registrazione eccentrici e retrò, riversa sul palco tutta la sua anima metal catalizzando l’energia del pubblico in un rush adrenalinico di chitarre acide e atmosfere da sabba psichedelico. Brani come Rattlesnake e Sleep Drifter hanno la potenza di un’ossessione notturna e l’energia di una guida ad alta velocità in una strada deserta. Il suono dei King Gizzard and The LIzard Wizard attinge dalla grande tradizione metal anni settanta ma è pieno di rimandi barrettiani, sixties e del migliore garage psichedelico. Tanta follia, tanta energia, due batterie una di fronte all’altra, una doppia potenza di cassa intrecciata in riff di chitarra impertinenti e frenetici. I ragazzi sono completamente folli ma è questo a renderli uno dei gruppi più interessanti del festival.

Ultimo cambio palco, ultima band: e siamo al rock emozionale dei The War on Drugs. I video turbo psichedelici dei King Gizzard cedono il posto a giochi di luce bluastri che rimandano a sogni acustici e amori dispersi. Il suono arriva limpido e perfettamente bilanciato: se il concerto venisse registrato avremo un bootleg di prima classe. La band aveva promesso di suonare brani da tutti e quattro gli album ma sono soprattutto gli ultimi due dischi a venir suonati, fatta eccezione per il pezzo d’apertura, Baby Missiles, decima traccia del secondo album Slave Ambient (2011). Quello dei The War on Drugs è un pop-rock perfezionista e ambizioso che non manca di slanci emotivi potenti, come la versione di Under Pressure (penultimo brano) e l’evocativa e bruciante Red Eyes. Un racconto autentico che non perde forza ascolto dopo ascolto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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