Sotto il cielo dell’Ilva Raccontata da UNA

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Sotto il cielo dell’Ilva profuma del vento salato che viene dal mare, della fragranza di due labbra che si conoscono da poco e dello schiaffo di un’emozione nata dalla voglia di passare oltre, di continuare ad andare lontano.

E’ il secondo brano del disco Così in cielo così in terra, uscito nel 28 settembre 2015 per l’etichetta MarteLabel e distribuito da Goodfellas.

Parole in fuga

“La musica deve agire in un senso catartico e terapeutico, partire dal dolore per generare piacere”

L’idea della canzone è nata durante un tour. Il testo è stato scritto e revisionato passando da una città all’altra, in treno, in Autogrill, subendo nel corso del tempo diverse variazioni: “La parola ‘Rovina’ in origine era ‘Eroina’, e il titolo invece che ‘Sotto il cielo dell’Ilva’ era ‘Amore ai tempi dell’Ilva’”. Parole che, per i motivi che le hanno ispirate, hanno avuto una gestazione difficile: “Sotto il cielo dell’Ilva” ci spiega Una, “è la trasformazione della sofferenza per una perdita che ho vissuto personalmente. Un mio caro amico, Cristiano De Gaetano, artista Tarantino, visionario pittore e persona piena di vitalità si è spento per un cancro alla gola. La prima bozza di testo parlava di lui, ma qualcosa non mi convinceva, la cantavo e soffrivo, quando invece la musica deve agire in un senso catartico e terapeutico, partire dal dolore per generare piacere. Così ho trasformato quel desiderio di fuga e di vita che permeava nell’anima di Cristiano nella storia di due adolescenti che lasciano la città di Taranto per cercare di realizzare i propri sogni, portando sempre nel cuore la propria città”. 

“Il piacere non è altro che un dolore” 

La protagonista femminile del brano ha la voce energica di chi vuole lasciarsi alle spalle il dolore del proprio vissuto attraverso il contatto con l’uomo che ama. Il sesso è il momento della libertà e della trasformazione in cui dolore e piacere si completano.

E io ti dissi che il piacere non è altro che un dolore straordinariamente dolce e a farci male è molto altro la rovina e la miseria, le fabbriche dell’Ilva

Il passaggio dal dolore al piacere cantato in Sotto il cielo dell’Ilva è simile a quello vissuto dalla cantautrice tramite il processo creativo: “Per me la musica, come l’amore, ha una funzione catartica. Per sentirci sazi dobbiamo aver conosciuto la sensazione della fame, per innamorarci profondamente dobbiamo sapere cosa significhi stare soli, per trovare noi stessi dobbiamo prima perderci e per godere bisogna sapere cosa significhi soffrire”. 

La canzone è stata fatta ascoltare per la prima volta a Gianni Masci.  “Mi piace far sentire le mie canzoni quando sono ancora acerbe e allo stadio di provino, perché è il momento più fresco e di maggior entusiasmo da parte mia nei confronti della canzone. Io non scrivo per cantare a me stessa, ma per congiungermi con l’umanità da cui vuoi per timidezza, vuoi per indole spesso mi sento distaccata. Osservare le reazioni di chi ascolta un brano appena nato, mi aiuta a capire come può essere migliorato, ho molta fiducia nelle persone che ho attorno a me”.

Buona la prima

Gli arrangiamenti musicali sono venuti dopo la lavorazione del testo mentre gli accordi originari sono stati arricchiti da Gianni Masci  e Leo Pari durante una sessione di prove a Bologna. “Ricordo che Leo diede una bella svolta  al pezzo invertendo gli accordi del ritornello e Gianni compose il bellissimo arpeggio iniziale su cui si regge tutta la strofa”. Il lavoro sugli arrangiamenti è stato diretto anche da Mr. Coffee (Niccolò Fabi, Tiromancino, Roberto Angelini) che ne ha curato il suono finale.

La voce è stata registrata per ultima: “La voce è sempre l’ultimo strumento che registro e purtroppo quello che penalizzo di più. Registrarla è spesso motivo di ansia per me, mi piace cantare in regia invece che nel booth assieme agli altri della band, o tenere le voci dei provini che spesso sono più disinibite e intense. Per Sotto il cielo dell’Ilva ricordo un deciso e unanime “buona la prima”, una sola take cantata dall’inizio alla fine con solo due piccoli interventi di editing sui cori”. Il brano è stato registrato a Roma al Gas Vintage Studio assieme a Gianni Masci, Leo Pari e Mr Coffee ed “è stata una gestazione divertente ed emozionante, forse un po’ disordinata ma decisamente piena d’amore”.

Nella trama di Sotto il cielo dell’Ilva il contesto personale di una fuga liberatoria sfuma nel sociale e lo tiene stretto a sé senza temerlo. Il risultato è un pezzo energico e istintivo, che si fa amare dal primo ascolto nella sua urgenza di raccontare una storia che ci riguarda tutti da vicino. “Sotto il cielo dell’Ilva mi ha insegnato a non aver paura di crescere”. Dice Una. E in fondo crescere significa anche questo, attraversare il dolore per poi esorcizzarlo con una canzone.

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