Porridge Radio – Every Bad Secretely Canadian

 

Nel suo recente saggio In lode alla vita non vissuta, lo psicanalista Adam Phillips scrive: “Il desiderio di essere compresi può essere la nostra richiesta più vendicativa, è il modo in cui ci aggrappiamo con gli insulti al rancore contro le nostre madri … Voler essere compresi da adulti, può essere la forma più violenta di nostalgia”. Come un residuo degli anni ’90, pronto a saltare in aria da un momento all’altro, la frustrazione e la voglia di essere capiti attraversano il nuovo disco dei Porridge Radio, undici brani ambigui e incendiari che affrontano con urgenza una domanda che forse in questi giorni ci stiamo ponendo in molti: “Che cosa mi sta succedendo?”(Born Confused). Every Bad è  l’esposizione di un turbamento che non si riesce a definire, una confusione emotiva che si cura sussurrando desideri e urlando segreti.

Dana Margolin, cantautrice e chitarrista del gruppo, è cresciuta a Brighton in una casa vicino al mare. Molte delle canzoni di Every Bad si ispirano all’acqua e al suo movimento. Ripetere all’infinito che tutto va bene, (Circling) somiglia al perpetuo andare e venire delle onde e l’iterazione di un’eventualità poco verosimile è l’unico mantra per scongiurare il fallimento. Il tema dell’acqua torna anche in Nephews, (“And the water’s so dark that you can’t feel your heart as it sinks”) uno dei brani che si è maggiormente evoluto rispetto alle sue prime versione live.

Every Bad può essere ascoltato come un invito  a restare in contatto con quello che succede dentro se stessi senza mettere filtri. Brani come Don’t Ask me Twice (primo singolo dell’album) hanno l’aggressività di un adolescente e la pacatezza di una rivelazione spiazzante, la struttura è un brusco saliscendi: si ha paura di andare in mille pezzi, si ha la consapevolezza di stare ancora in piedi.

La narrazione ossimòrica di Give/Take (“Don’t you know what I’ve been waiting for?”) ruota attorno a un giro di basso new wave per liberarsi dal conflitto tra senso di colpa e desiderio e capire di cosa si ha realmente bisogno. Anche il corpo è un territorio ambiguo, così in Lilac si parla di amore, inadeguatezza, controllo e depressione e della volontà di trovare una via d’uscita dallo scontro di queste sensazioni.

Non è banale cercare di codificare la musica dei Porridge Radio perché, per fortuna, non assomiglia a nulla di quello che c’è in circolazione: l’andamento delle tracce sembra incollato agli spostamenti di uno stato d’animo inquieto e cangiante: sprofonda, risale, prende aria, urla e poi si rituffa in una catarsi imprevedibile. Il risultato è un punk-pop disturbante che ha la forza di legare assieme emozioni contrastanti in un unico bisogno, quello di essere ascoltate.

 

 

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