Matt Elliot, Freakout, Bologna, 10 marzo

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A Bologna sotto il ponte di Via Stalingrado c’è un posto speciale. Non aspettatevi di essere accolti da scritte appariscenti e luci invitanti perché qui non c’è nemmeno l’ombra di un’insegna ma solo un numero civico, il 7c di via Emilio Zago, quanto vi dovrà bastare per raccapezzarvi e trovare il Freakout. Matt Elliott sale sul palco intorno alle ventitré accolto da un coro di Happy Birthday: oggi è il suo compleanno. Il concerto inizia con The Right to cry primo brano di Only myocardial infarction can break your heart per poi proseguire con il nuovo singolo Wings and Crown, una ballata dark dalle tonalità andaluse e ritmi avvolgenti. Matt Elliott suona da solo e orchestra con tanta cura loop station e riverberi che il palco non ha bisogno che della sua voce e della sua chitarra classica.

Arriva il momento del brano che da il titolo al nuovo album: The calm before. Si va al largo e si affonda per poi essere riportati a riva da un’onda violenta ma salvatrice; con l’incanto degli ultimi arpeggi tutto torna al suo posto, lontano ormai dalla tempesta. Il pubblico è ispirato: c’è chi chiude gli occhi, chi si avvicina al palco per vedere meglio, chi si muove lentamente al ritmo delle prime note; ma tutti sono in silenzio e non vogliono perdere nemmeno un secondo del live. E proprio quando il concerto sembra finito, c’è spazio per una canzone, una soltanto, Also Ran, la riconosco dai primi secondi, che è triste per quanto è bella e ci culla verso la fine di un concerto a cui la memoria rimarrà affezionata. Torno verso il centro della città, so che il giorno dopo tornerò a casa portando con me due cose, una musica meravigliosa e il calore di un pubblico attento e appassionato.

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