L’ultima casa accogliente, The Zen Circus

L’ultima casa accogliente, è il terzo paragrafo di un capitolo in cui The Zen Circus mostrano l’altra faccia del punk-rock, più distante dal cinismo e dal politicamente scorretto, meno irriverente ma non per questo meno diretta, anzi. Le doti da cantastorie di Andrea Appino s’insinuano in un territorio più poetico, sfiorando il pop radiofonico ma senza correre il rischio di caderci dentro con tutte le scarpe. I testi di L’ultima casa accogliente sono taglienti perché non hanno un interlocutore specifico: parlano all’adolescente, al trentenne, come a chi, più avanti con l’età inizia a soffrire di un certo tipo di catastrofica nostalgia. Quello che resta d’invariato negli Zen, maturati come è giusto che sia da tanti anni di dischi e sudatissimi live, è il racconto di storie talmente vere da poterle toccare, annusare, mettersele in tasca, leggerle prima di andare a dormire o appena svegli la mattina. E se vi manca l’aggressività di Andate tutti a fanculo, davvero, non importa: brani come Appesi alla Luna e Cattivo illuminano di lucidità e grazia un contesto storico che stenta a trovare le parole giuste, troppo impegnato a cercare quelle d’effetto. Queste nove tracce parlano di corpo e di tutto quello che contiene, la memoria di chi siamo, i resti di chi abbiamo amato, i sogni realizzati, gli specchi infranti e soprattutto la certezza di una fragilità che quando vuole sa essere molto prolifica e accogliente.

Tracklist:

  1. Catrame
  2. Appesi alla Luna
  3. Come se Provassi Amore
  4. Non
  5. Bestia Rara
  6. Ciao Sono Io
  7. Cattivo
  8. 2050
  9. L’ultima Casa Accogliente

Martina Tiberti

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