Le band dell’Ypsigrock 2017 che metteremo nella nostra playlist autunnale

 

(Preoccupations)
Si è concluso da una settimana il Festival di Castelbuono e come ogni anno l’offerta musicale è stata variegata e stuzzicante.
Ecco le band che abbiamo riascoltato una volta tornati a casa:
Preoccupations:
La band canadese di Matt Flegel e Mike Wallace (Viet Cong) è un’ondata sonora rigida e urticante. La tentazione al primo ascolto è quella di etichettarla come fastidiosa e uscire a prendersi una birra per tornare solo a concerto finito. I brani e l’esecuzione non brillano certo per originalità (anche l’ascoltatore più ingenuo potrà rintracciare i soliti riferimenti a Sonic Youth e Joy Division) eppure tornati a casa viene voglia di approfondire la band, vuoi forse per il ricordo di una nuvola di rumore nitida e compatta che per quanto molesta ci ha catturato le orecchie quel che basta per meritare un ascolto in più.
Disco consigliato: Preoccupations, Jagjaguwar, 2016.

 Beak:
Il basso al centro e tutto il resto intorno: un muscolo ben teso a tenere alto il groove e la precisione.
La formazione composta da Geoff Barrow (Portishead), Billy Fuller (Robert Plant) e Will Young (Moon Gangs) ci ha regalato una delle perfomance migliori del festival. Beat incalzanti e ossessivi, potenza electro-noise e un collante impermeabile di follia elettrificata.
I Beak sono un gruppo dal fascino minimale e corrosivo, parti vocali appena accennate galleggiano su un tessuto armonico asciutto e ripetitivo avvolgendo l’ascoltatore in loop emozionali dove un ritmo cavernoso la fa da padrone.
Disco consigliato: >>, Invada Records, 2012.

Rejjie Snow:
Sulla pagina facebook  dell’artista di Dublino si legge: Genius might be the ability to say a profound thing in a simple way e semplicemente ci ha fatto ballare e saltare senza troppe premesse. Il che non è poco. Un’energia  black e raffinata da tenere in tasca nelle prime giornate di freddo.
Disco consigliato: The moon and you, 2017.

 Edda:
 Le canzoni di Edda sono creature che abitano acque profonde e si tuffano in paesaggi emotivi inarrivabili illuminandoli con il proprio canto personalissimo. La musica del cantante riesce ad essere sofisticata e sincera allo stesso tempo. Un’esibizione che affonda nella tradizione del cantautorato italiano per sprigionare un’intensità emotiva dolorosa e inevitabile.
Disco consigliato: Graziosa Utopia, Woodworm, 2017.

Beach House:
Domenica sera, l’ultima del Festival: chi ha ancora dei dubbi sulle capacità live della band di Baltimora sta per avere quello che si merita: l’incantamento totale. Siamo oltre la staticità del dream pop tradizionale: (che purtoppo ha penalizzato la performance dei precedenti Cigarettes after sex) dentro un mare di suoni cangianti Victoria Legrand canta e si muove con l’affascinante austerità di una sirena e ci trascina in un vortice onirico fatto di sinth e stelle cadenti.
Disco consigliato: Bloom, Subpop Records, 2012.

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