La Top 7 del 2015

7. Tame Impala, Currents, Interscope Records (17 luglio 2015):  L’elettronica è stata risucchiata da un buco nero ed è finita negli anni Settanta. Lascivo e lisergico, il rock dei Tame Impala è un anestetico per le orecchie.

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6. Courtney Barnett, Sometimes I sit, and think and sometimes I just sit, Marathon Artists, (20 marzo 2015): La femminilità di Courtney Barnett è punk, quello di una volta. Il suo disco è energico e puro; e se ne frega che i tempi del CBGB sono passati.courtney

5. Beach House, Depression Cherry, Sub Pop Records, (28 agosto 2015): abbiamo già detto tanto su questo disco: se c’è una band capace di costruire un mondo di favole e incanti questi sono i Beach House.

depression cherry

4. Laura Marling, Short Movie, Virgin, (23 marzo 2015): sono passati i tempi di Ghost ma Laura Marling è più in forma che mai. Cristallino e sfuggente il suo Short Movie è un album che va ascoltato più e più volte per essere gustato appieno.

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3. Father John Misty, I love you, Honey Beard, Sub Pop Record, (9 febbraio 2015) : la simpatia di John Misty è campestre e dissacrante. Il suo sarcasmo folkeggiante ci ha fatto sorridere e messo di buon umore.

father jhon misty _ I love you, honey bear

2. Kurt Vile, B’lieve I’m goin down, Matador Records, (25 settembre 2015): 

Vile ritorna alle proprie radici: un album registrato quasi totalmente in home-recording, chitarre lo-fi e strutture ritmiche minimali per un disco che, se possibile, supera tutti i precedenti.

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1.Grimes, Art Angels, 4AD, 6 novembre 2015: è accattivante, leggera e scatenata. L’album di Grimes è eclettismo allo stato puro. Una sferzata di creatività che alimenterà la propria scia luminosa anche nel 2016.

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