Julia Biel – Black and White, Vol. 1 Rokit Records/PIAS

La voce di Julia Biel sembra essere sempre sul punto di rompersi dall’emozione. Intorno alle linee vocali il calore del soul danza come una fiammella su un pavimento lucido e sofisticato dove si specchiano jazz e radici. Il quarto disco della cantautrice e polistrumentista inglese è stato prodotto dal compositore/produttore/sassofonista Idris Rahman (Wildflowers, Soothsayers) e missato da Emre Ramanzanoglu (Sia, Kylie Minogue). Black and White è un’elegante narrazione personale che non si concede facilmente alle definizioni di genere, piuttosto cerca se stessa in un crocevia di art-pop, indie jazz, soul e neo-mellow. È forse il lavoro in cui la scelta solista della cantante si fa più incisiva e sincera. In Black and White la fatica di trovare la propria voce in un contesto che l’ha spesso accostata a grandi icone passato (Amy Winehouse, Nina Simone, Billie Holidaydiventa una riflessione che trova spazio fuori di sé e si interroga sul presente, sulle sue possibilità e contraddizioni:

“Come nazione, penso che stiamo attraversando un periodo di apprendimento di ciò che accade quando non comprendiamo appieno la nostra parte in una storia globale condivisa e ancora non sappiamo come andrà a finire. Non sto dicendo che risolvere queste cose sia facile, ma a mio avviso tutto inizia e finisce con la comunanza dell’esperienza umana. Se riusciamo a trattenerla e a connetterci a qualche emozione che sia vera per noi stessi, allora abbiamo una possibilità di riconoscere un’umanità condivisa e riconoscere il valore che tutti noi portiamo in questo mondo”.

Nel disco è molto presente il tema della vulnerabilità: quando viene esternata diventa intensa, come se a contatto con l’aria l’incertezza del canto diventasse una tempesta emotiva. Broken Little Pieces si solleva con la leggerezza del soul per poi rompersi in momenti più vicini al jazz. La linea vocale “Hurt people gonna hurt people” si appoggia su accordi aumentati e diminuiti, il tono espressivo e secco della Biel è intenso e struggente. La seconda traccia, Diamond Dust è la confessione di un desiderio, la descrizione di una foto che fa esplodere ricordi.

Il bianco e il nero per Julia Biel non esistono come entità separate: sono i tasti di un pianoforte, le cose rivelate e quelle nascoste, un foglio da scrivere e il carbone che resta dopo averlo bruciato, anime unite da un destino comune: far parte dell’individuo.

“Volevo andare oltre il concetto polarizzante di divisione lungo le linee di colore della pelle, ricordare all’ascoltatore le proprie emozioni – volevo prendere questi due colori e trasformarli in un paesaggio di colore sonoro”.

In Black and White i tasti del pianoforte muovono uno scenario cangiante, che ad ogni pezzo può diventare una casa, un ricordo, uno scorcio sul mare, a seconda delle percezioni di chi ascolta. La voce della Biel fa muovere i personaggi che lo abitano, spiritelli di storie la cui vicinanza ci fa sussultare e la cui lontananza cede il passo alla malinconia.

 

Tracklist:

  1. Broken Little Pieces
  2. Diamond Dust
  3. A Room With a View – Interlude 1
  4. The Wilderness
  5. Three Little Words
  6. Shhh…
  7. Licence To Be Cruel
  8. Little Girl
  9. Onwards – Interlude 2
  10. Say It Out Loud
  11. You Could Turn a Rainbow Grey

 

 

 

 

 

 

 

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