Joan Baez, Terme di Caracalla, 6 agosto Il tour d’addio

Joan Baez è apparsa sul palco delle Terme di Caracalla come un gatto che fa capolino nell’oscurità. Sottile, elegante, semplice. Per i primi tre brani è sola sul palco con la sua chitarra, la sua voce e i classici che  l’hanno fatta conoscere al mondo: Don’t think twice it’s all rightGod is god, Farewell Angelina. “Credo nei profeti, credo nei miracoli e credo in Dio”, ripete per due volte la cantante, come un mantra propiziatorio per inaugurare quello che sarà il suo ultimo concerto nella capitale. Il quarto brano, Whistle down the wind di Tom Waits, “È la storia di un ragazzo” spiega Baez “che passa il suo tempo a sognare sdraiato sul letto e che a un certo punto decide di seguire il richiamo dei suoi desideri e di partire con il primo treno a caccia di avventure”. All’esecuzione partecipa l’intera band, Dirk Powell (mandolino, banjo, chitarra, basso e piano) e Gabriel Harris alle percussioni. La dinamica cresce e con lei anche l’intenzione folk dell’esecuzione che ama parlare di storie leggendarie passate (Iron Blade) e recenti (The President Sang Amazing Grace).

Impegno sociale e spiritualità sono intimamente connesse nel mondo di Joan Baez e questo è evidente quando la sentiamo intonare Another World degli Anthony and the Johnsons. Il testo del brano fa pensare ad un’ultima volta carica di nostalgia che è la stessa della cantante che si appresta ad abbandonare le scene: “Ho bisogno di un altro posto, ci sarà pace, ho bisogno di un altro mondo, questo è quasi finito”. Pochi giorni prima in un’intervista la cantante ha detto di volersi ritirare dal mondo della musica per dedicarsi alla pittura e alla politica.

Da grande interprete qual’è sempre stata la Baez ripercorre pezzi di storia attraverso le canzoni di Janis Joplin (Me & Bobby McGee), e per ultimo anche John Lennon (Imagine). “Questa canzone è la canzone più bella che io abbia mai cantato” dice prima di intonare A Hard Rain’s Gonna Fall di Dylan. 

E poi, sorpresa, proprio nel momento del bis sale Gianni Morandi. Tra il pubblico c’è chi esulta, c’è chi lo aveva previsto, c’è chi addirittura se ne va sdegnato. I due cantano insieme Un mondo d’amore e C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, poi Morandi chiede al pubblico di intonare Roma non fa la stupida stasera per Joan Baez.

Il concerto sta per finire, durante la grazia evocativa di The Boxer dei Simon & Garfunkel Joan Baez dà le spalle al pubblico per pochi secondi,  sembra quasi che voglia  trattenere  con lo sguardo le mura bluastre di Caracalla per portarle con sé e chissà, magari trarne ispirazione per il prossimo quadro.

 

 

 

 

 

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