Intervista a Giordano Sangiorgi Presente e futuro del Mei

In occasione della ventitreesima edizione del Mei abbiamo fatto qualche domanda a Giordano Sangiorgi, ideatore e patrono del Festival, portavoce della Rete dei Festival, Presidente di AudioCoop e co-fondatore dell’Associazione Artisti Italiani.

Come è nato il Mei?

Da un’intuizione. Ci accorgemmo che a metà degli anni Novanta erano aumentate esponenzialmente le produzioni discografiche indipendenti e tutto quello che ruotava intorno come le fanzine, le magliette, i libri, le riviste e tantissimo altro. Pensammo che serviva un punto di incontro tra tutti questi operatori che valorizzasse questo lavoro disperso in mille rivoli facendone una massa critica e supportandolo come vero e proprio operatore culturale del rinnovamento del nostro paese. Fu un’intuizione felice con un’enorme partecipazione di pubblico e di produzioni e di band allora per lo più sconosciute, gli head liner della prima edizione del Festival delle Autoproduzioni del 1995 erano i Kina, per dire, che ci portò a proseguire questa esperienza con un crescente successo.  Un successo dato anche da un modello totalmente diverso di festival dove al centro non erano gli artisti ma il prodotto musicale e intorno si muoveva tutta la filiera musicale facendo diventare tutti protagonisti.

“Dovrebbe esserci a livello nazionale e regionale un fondo almeno quinquennale per pianificare una grande vetrina culturale per la musica indipendente del nostro paese: così saremmo come i paesi musicalmente più avanzati come la Francia e l’Inghilterra, solo per citarne due”.

Il confine tra le realtà indipendenti e il mainstream spesso è molto sottile. Cosa che mantiene vivo l’interesse per il primo?

Che il primo cerca di innovare mentre il secondo replica successi già sentiti.

Ci sono episodi o eventi delle passate edizioni che ha voglia di ricordare?

Sono veramente tanti come è facile immaginare.  Certamente il primo episoldio felice fu quando nel 2000 vennero ad inaugurare il MEI Franco Battiato e il Ministro alla Cultura Giovanna Melandri: era il definitivo sdoganamento del MEI e della musica indipendente che passava a diventare musica di serie A come l’altra e non musica da “sfigati” come veniva considerata erroneamente dai vecchi discografici dell’epoca.

Come consiglierebbe di godersi il Festival a chi partecipa per la prima volta?

Girando tutto random e facendosi sorprendere da ciò che vede, sente e accade.

Buttando un occhio al futuro, come pensa che una manifestazione del genere possa crescere nel tempo?

Può crescere se diventa, come auspico da anni,  un appuntamento fisso in Rai, come il Festival di Sanremo, proponendo il meglio della nuova musica emergente italiana naturalmente senza gara o sfide. In Rai passano talmente tante cose orribili che è incredibile  che il MEI non abbia ancora ottenuto una vetrina per i suoi artisti. Dovrebbe esserci a livello nazionale e regionale un fondo almeno quinquennale per pianificare una grande vetrina culturale per la musica indipendente del nostro paese: così saremmo come i paesi musicalmente più avanzati come la Francia e l’Inghilterra, solo per citarne due.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *