In Every Dream Home a Heartache La geometria domestica di Magdalena Dukiewicz ispirata dai Roxy Music

Exhibition by Magdalena Dukiewicz. Stand4 Gallery, Brooklyn, NY

The cottage is pretty
The main house a palace
Penthouse perfection
But what goes on
What to do there
Better pray there…

In Every Dream Home a Heartache, Roxy Music, 1973

Se la casa che ci appare in sogno per la psicoanalisi ha a che fare con la struttura della nostra personalità, casa è anche il luogo dove abita la famiglia, nucleo dove la personalità si forma. L’artista polacca Magdalena Dukiewicz prende ispirazione da una canzone dei Roxy Music, che i genitori ascoltavano quando era piccola, per dar vita a un’opera di bio-arte che connette in un tessuto robusto e impermanente la minaccia delle aspettative sociali e il senso di protezione, due elementi di uno stesso ambiente, quello domestico. L’installazione ricorda nella forma una casa da giardino per bambini ma la luce che la illumina al suo interno, sensibile allo spazio circostante, segnala la presenza di una minaccia. La casa è abitata e viva ma il materiale di cui è fatta non è destinato a durare: la Dukiewicz, che voleva fortemente un’opera tridimensionale, l’ha composta utilizzando una copertura in tessuto biologico fabbricata con collagene idrolizzato e glicerina vegetale, pigmenti naturali, sangue, fili e aste.

Il processo di creazione è durato più di cinque anni. In questo arco di tempo l’artista è andata alla ricerca di materiali che potessero avere delle caratteristiche simili a quelle del corpo umano: “Ho scoperto che in balistica vengono utilizzati modelli fatti di gelatina”, racconta Magdalena, “dopo aver studiato le proprietà della gelatina, ho appreso che in realtà si tratta di collagene idrolizzato, un collagene che è stato scomposto in amminoacidi più facilmente dissolvibili. Il collagene nativo, d’altra parte, è una tripla elica di catene alfa di aminoacidi, che costruisce fibre forti utilizzate per la struttura del corpo”. Una composizione lunga, quella di In Every Dream Home a Heartache che ha coinvolto processi chimici e ricerche biologiche, il tutto partendo dall’ispirazione di una canzone, forse uno dei pezzi più dark dei Roxy Music. Come nel brano della band britannica, l’idea da rappresentare è attraversata da un’inquietudine persistente e da una statica precaria. La struttura della casa è sottile e cedevole perché la vediamo con gli occhi di un adulto ma assorbe il bisogno di protezione dell’infanzia. L’impianto è volutamente contraddittorio, l’installazione in apparenza inutilizzabile e disabitata contiene dentro di sé una luce che si accende solo quando avverte la nostra presenza: è il pericolo di una menzogna, il tranello dell’aspettativa sociale. L’installazione di Magdalena Dukiewicz assicura i ricordi a un supporto resistente, li protegge nella geometria di una casa solida ma al tempo stesso li isola e li condanna al sostegno di una materia destinata a rovinarsi, proprio come la consistenza di un sogno. È in gioco una narrativa dello spazio che fa dell’oggetto una metafora per arrivare al cuore dell’esistenza.  Usando le parole del poeta Pierre-Jean Jouve potremmo dire che questo è proprio il caso in cui «La poesia è un’anima che inaugura una forma».

 

 

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