Bruna D’Alessandro

Oggi ci occupiamo di arte contemporanea e intervistiamo Bruna D’Alessandro, artista romana, che da un anno ha scelto di seguire la propria vocazione in quel di New York.

Ciao Bruna, prima di tutto, come è nata la tua passione per la pittura e quando hai capito che volevi diventare una pittrice?

Ciò che mi ha interessato al principio è stato sicuramente l’uomo, inteso come le persone e il loro essere. Ero estremamente attratta dallo sguardo e da cosa c’è nello sguardo, dalla perfezione della fisionomia umana. Attraverso i ritratti ricordo che ricercavo il dettaglio perfetto che unito al resto creasse l’essenza della profondità di quello specifico sguardo.  Ma non sono certa che da lì è nata la mia passione. E’ stato come il percepire qualcosa di forte e inafferrabile e la volontà di raggiungerlo. E poi l’amore per il mezzo che è il colore, i pennelli, la matita. E tutto questo è accaduto molto prima.

Il tuo percorso è stato molto articolato, prima una Laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma e tante esibizioni sul suolo italiano e ora se da un anno a New York. Puoi dirci come questa esperienza ha cambiato il tuo modo di fare arte?

Sono venuta a New York per ritrovarmi in un mondo che ho sempre visto solo in TV, e ora mi ritrovo effettivamente in quel mondo. Quello che è cambiato, credo, è la durezza. Ciò che ho trovato è la durezza, la violenza, la necessità di qualcosa di più forte, non in una maniera negativa, si intenda. L’energia è la parola giusta, ma un’energia che non ha limiti.

Gli ultimi due anni all’Accademia di Belle Arti di Roma sono stati fondamentali senza dubbio. Lo studio della macchina del cinema, della visione e della finzione cinematografica in particolare, mi hanno avvicinato a quella che è la mia personale visione. Ciò che ho trovato a New York è una situazione di surrealtà di un mondo dominato da quella forza insaziabile di cui ho parlato poco fa. La chiarificazione della mia visione. Ed è stato piuttosto inaspettato.

Per un’artista, l’Italia è un paese da dimenticare?

L’Italia, eh… No, non potrai mai dire che l’Italia è un paese da dimenticare. Dal punto di vista di un artista, l’Italia è storia dell’arte. Sono nata a Roma e quella città è un’opera d’arte di per se. Ogni angolo. D’altra parte, essendo sempre stato un paese nella storia un po’ in dietro in qualcosa rispetto a molti altri paesi, credo che lo sia anche nell’ambito artistico. Quello che voglio dire è che percepisco che l’Italia, in ambito artistico, viva più nel passato che nel presente. Credo che la contemporaneità non sia effettivamente valorizzata, ma c’è piuttosto una chiusura al riguardo. C’è qualcosa o meglio più fattori che bloccano il mondo dell’arte Italiano in questo senso. Solo un certo tipo di novità vengono accolte.

 Nei tuoi lavori, sia nei dipinti che nelle illustrazioni, si legge sempre un profondo disagio, eppure ora che ti conosciamo sembri una persona molto solare. Pensi che nel tuo caso l’arte sia un mezzo per purificarti dalle cose che ti fanno star male? Come vivi questo dualismo?

Forse, non saprei bene rispondere. Sicuramente quello che credo sia importante è l’ironia.

Sul tuo sito (http://www.brunadalessandro.com/) sono rimasta molto colpita dal ‘Progetto Morte’, puoi spiegarci di cosa si tratta?

‘Progetto Morte’ è nato durante il lavoro in un workshop tenuto da Myriam Laplante. Bisognava presentare un lavoro personale, all’interno dell’ evento SOVRACCARICO 14, basato piuttosto su un’idea di interazione e contaminazione. Durante quel workshop è balenato nella mia mente il progetto di Morte. La Morte che terrorizza gran parte delle persone. A proposito dell’ironia, in quel progetto ce n’è tanta.

Ho voluto impersonare una visione. Un morto sereno se non allegro, che preferisce mettersi comodo e circondarsi da tutto ciò che gli piace. Un ribaltamento di quella visione appunto macabra e terrificante. Non credo che tutti abbiano apprezzato..

Come trovi l’ispirazione? Ci sono cose che ti colpiscono particolarmente?

Dipende che intendi per ispirazione. Personalmente ciò che accade è come una ricerca a tratti sistematica a tratti non , dei materiali, delle forme, della composizione dell’idea di qualcosa che mi ossessiona forse in quel momento. Durante questo processo, l’idea compare nella mia mente improvvisamente senza avvisare. E da quelle più forti non posso distaccarmi.

Qual è il progetto dei tuoi sogni?

Non so. Un sogno meraviglioso sarebbe affacciarmi alla finestra e vedere sempre qualcosa che amo.

Se dovessi descrivere il concetto che nutre la tua arte, cosa diresti?

Una parola che considero strettamente legata a mio lavoro è ‘intimità’. Credo che ovunque io vada e qualsiasi materiale io usi in qualsiasi modo, l’intimità è qualcosa che ricerco continuamente e ciò che mi interessa. L’intimità di ognuno è connessa a un’intimità collettiva. La percezione di qualcosa è estremamente intima come la distorsione di questa percezione. E’ qualcosa che è dentro di noi e ci rende folli. La percezione che si ha da bambini è differente da qualla da adulti e non so se ti è mai capitato di ricordare come percepivi una certa cosa quando eri bambina. E assurdo, è come un sogno!

Ti va di parlarci di qualche nuova tecnica particolarmente interessante che stai sperimentando?

Una tecnica che amo è la saldatura, la lavorazione in particolare dell’acciaio. E’ un materiale estremamente forte e spaventoso e contrastarlo è qualcosa di incredibilmente passionale e intenso.

Una frase per invogliare chi ancora non ti conosce a dare una sbirciatina al tuo sito.

Una frase è: Ciao, spero di vederti presto!

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