BJÖRK: come celebrare la fine di una storia con i fuochi d’artificio.

 

Il concerto.

 

La prima cosa che avreste visto sul palco se foste stati presenti ieri all’Auditorium è una grande scritta in bianco su sfondo nero: “Si pregano i gentili spettatori di fare a meno dei propri smartphone. Tutte le immagini relative al concerto di stasera saranno rese disponibili domani sul sito www.björk.com, vi preghiamo quindi di non fare foto o video che potrebbero distrarre Björk durante la sua performance. Grazie”. In realtà nessuna riproduzione audiovisiva del concerto è ancora disponibile sul sito ma vi invitiamo a darci un’occhiatina se non fosse perchè è veramente bello. Le nostre immagini  invece possono compiersi solo a parole e rischiano di essere noiose se paragonate all’incedere continuo di emozioni evocate durante la performance di ieri sera. Ma noi ci proviamo lo stesso, se non altro per rispetto verso qualcosa che merita di essere ricordato nei nostri diari musicali.

Non c’è niente di più bello che assistere alla metamorfosi di una donna che ha deciso di rimettersi in gioco e se a farlo è un’artista di livello, le possibilità di partire in un punto e ritrovarsi da tutt’altra parte sono molto alte.

Björk apre le danze con Stonemilker, vestita di rosso come una guerriera giapponese e con ai piedi dei zatteroni di gomma rosa, ondeggia sul palco seguendo perfettamente i movimenti delle vibrazioni sonore.  L’unione della linea vocale alla leggerezza degli archi danno vita ad una trasposizione di frequenze verso l’alto, come se tutta l’impalcatura sonora fosse ribaltata su un piano superiore. E si ha proprio la sensazione di rimansere sospesi in aria quando fuochi d’artificio rosa illuminano il cielo dell’Auditorium, quasi che la stessa Björk come una strega arrabiata li avessi fatti esplodere col suono della propria voce. Dalle vere e proprie opere d’arte che accompagnano Stonemilker e Family alle più semplici  riprese di insetti in fase di accoppiamento,  i video proiettati durante il concerto avvolgono l’ascolto dei nuovi brani di un piacere ipnotico, un viaggio emozionale negli ultimi anni di vita dell’artista, che spettacolarizza il proprio dolore con tanta forza da renderlo condivisibile. Björk è protagonista fuori e dentro lo schermo sotto forma di eroina dei due mondi: nell’acclamatissimo Family ricuce le proprie ferite con fili di perle e poi si dissolve in un paesaggio verdeacqua dove il rito della rinascita è ancora possibile.

Non mancano i riferimenti ad un passato meno recente con The Pleasure is all mineAll neon like, entrambe riarrangiate con un gusto più onirico e una ritmica più serrata rispetto agli originali.

Sul palco Björk appare come la sacerdotessa della propria trasformazione. La musica la guida attraverso la perdita e la rinascita e niente potrà tornare al suo posto fino a quando la sua anima non sarà uscita di scena e il sipario non sarà calato.

Un po’di amaro in bocca per il finale senza preavviso ma d’altronde si sa che la Dottoressa Björk non si concede più di quanto il tempo di uno spettacolo non richieda.

 

Vulnicura.

 

Ieri sera Björk è tornata all’Auditorium dopo sette anni dalla sua ultima comparsa per stupire fan e curiosi con la presentazione del suo nono album: Vulnicura. Dopo l’impatto caustico e alienante dei precedenti Voltaic e Biophilia, la cantante islandese torna a mettere d’accordo critica e ascolti con un lavoro che trascende l’aspetto musicale per svilupparsi in un prodotto artistico a tutto tondo.

Vulnicura è nato dalla collaborazione con il produttore venezuelano Arca e con il polistrumentista inglese The haxan cloack. Se il primo ha potenziato le intenzioni più sperimentali dell’artista, il secondo ha assecondato il mood cupo del disco, ispirato alla fine della relazione decennale tra Björk e l’artista statunitense Matthew Barney.

E dato che non solo di musica si tratta, il video di Stonemilker è stato esposto come installazione al MoMa di Newyork e premiato da dazedigital.com per le sue qualità innovative. Il video è un esperimento digitale a 360 gradi diretto da Andrew Thomas Huang nella zona costiera islandese dove Björk ha scritto la canzone. Stonemilker è la storia di un corpo che ricomincia a muoversi dopo essere rimasto paralizzato dal dolore di un sentimento che non può più essere ricambiato. Al primo ascolto, il brano ricorda le sonorità granitiche di Homogenic, poi ad un orecchio attento, non potrà non sfuggire l’utilizzo accorto di arrangiamenti più sofisticati ed essenziali.

Come in una legge entropica in cui l’amore distrutto si disperde nel cosmo e ritorna in vita sotto altre forme, Vulnicura è il veicolo con cui l’artista islandese attraversa il passaggio tra la consapevolezza della fine e la ricostruzione di un paesaggio interiore devastato dall’abbandono, senza trovare altro riparo se non in altre forme di reincarnazione artistica. Il risultato è la riabilitazione di un sentire ormai mutato, pronto a rigenerarsi sui solchi delle proprie cicatrici, una rivoluzione sonora e visiva come cura da un passato che non avrà più uno spazio dove tornare. Il dolore ha amplificato e reso tridimensionale le pareti dell’espressività: quella che prima era una dimensione condivisibile in due sfugge dalla cornice della vita di coppia per liberare il proprio canto verso nuove scoperte percettive.

Se con Vespertine Björk aveva celebrato l’inizio della relazione con Barney, ora ne spettacolarizza la fine con un intero album sul tema, confermando la propria capacità di artista nel dominare gli eventi dolorosi della vita con il flusso inarrestabile della proria ispirazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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