A cosa stai pensando? Raccontata da Lorenzo Lambiase

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A cosa stai pensando è il nuovo singolo del cantautore romano Lorenzo Lambiase. Un pezzo rock dalla dinamica insistente in cui il ritornello è una miccia che scoppia solo sul finale e dà corpo al resto.

L’ispirazione è nata dalla voglia di ‘cazzeggio’, dal non voler essere identificato come un cantante ‘troppo serio e senza un briciolo di ironia’. “In realtà sono un cazzarone e Che cosa stai pensando è il mio riscatto al cazzeggio”. E il materiale viene dritto dritto dalla rete, anzi, da Facebook per essere precisi, quando Lorenzo ritrova per caso sul suo iPad una pagina che aveva dimenticato, una specie di diario in cui copiava e incollava i post più divertenti dei suoi amici per paura di dimenticarli. Da lì il gioco è fatto: “Me li rilessi tutti di seguito e ebbi l’impressione che fosse un unico testo, stupidamente intelligente. Andava da solo. Era perfetto così. A livello metrico non ho cambiato quasi nulla”.

Le idee di arrangiamento sono state una conseguenza premeditata, con il basso distorto in primo piano e tutto il resto intorno, ispirandosi a gruppi come i primi Black Rebel Motorcycle Club e Super Furry Animals, dandoci giù di sinth (korg ms 2000) e overdrive.

“Io invento una canzone a casa, la scrivo, ci litigo, ci parlo”

Con l’aiuto della band le tracce strumentali assumeranno la forma definitiva. Il basso sarà distorto e con un giro continuo, la batteria ‘retrò e legnosa’, ”le batterie elettroniche arrivano da una vecchia drum machine della Roland, compresse fino allo sfinimento” e poi “sapevo di volere un pezzo sporco con tante chitarre sguaiate ma senza aver buttato giù nemmeno un accordo. In mente avevo un po’ di brit pop e un po’ di indie zozzo americano. Gli accordi me li ha poi spiegati e fatti notare Daniele De Seta una volta finite le registrazioni”.

La preproduzione è una fase che Lorenzo gestisce in solitudine, anzi, non vuole nemmeno usare questo nome, “non c’è stata preproduzione in sala con la band per questo brano, come del resto in nessun altro. Non conosco questa parola. Io invento una canzone a casa, la scrivo, ci litigo, ci parlo. L’arrangio subito e la registro sempre a casa suonando tutti gli strumenti. Poi la porto alla band e insieme facciamo gli ultimi ritocchi”.

Il lavoro in fase di registrazione è stato complesso e faticoso. Tutti gli strumenti tranne la batteria sono stati registrati in casa, nella mansarda in cui Lorenzo ha ricavato un piccolo studio di registrazione personale. Le voci sono il risultato di più tracce all’unisono in cui vengono ripetute le stesse parti vocali, “una sorta di chorus naturale in cui sembra che a cantare siano cinque o sei Lambiasi. Questo sistema concede una leggera sfasatura di tempi e intonazioni, che insieme danno un effetto che apprezzo molto. È stata registrata a più riprese perché non mi convincevano mai totalmente le parti”. Daniele De Seta ha inventato e suonato tutti i riff e le ritmiche di chitarra del ritornello finale. “Ha prima suonato il giro di chitarra principale e poi tutte le altre parti che gli crescono intorno. Suo è anche l’arpeggio di chitarra elettrica e acustica presenti nella parte centrale strumentale che inizialmente erano sostituiti da un piano elettrico”. Le parti di batteria sono state modificate e semplificate da Francesco Pradella. Le discussioni e i confronti non sono mancati, come in ogni rock band che si rispetti: “Abbiamo più volte discusso su come inserire le parti del brano. Francesco, per ragioni di maggiore immediatezza, suggeriva di usare il ritornello finale anche in altre parti centrali del pezzo. Io invece volevo fortemente che fosse un tormentone dedicato solo alla chiusura. Daniele invece odiava le voci raddoppiate. Dice che confondono la bellezza di una sola voce limpida e più immediata. Inoltre voleva che il pezzo fosse rigorosamente mono, senza divisione spaziale dei singoli strumenti tra i due canali left e right. Ma io sono cresciuto coi Beatles. Lui coi cantautori anni ottanta”.

“Faccio tutto con troppa foga e spontaneità. Se ho culo viene tutto da paura. Sennò mi faccio insultare da tutti, fonici e musicisti in prima linea”

Il mix e il mastering sono stati confezionati in uno studio di San Lorenzo dove collabora Mattia Candeloro, new entry della band. Nella fase del missaggio la parte più critica è stata quella della batteria: “La ripresa microfonica non era stata molto buona e Mattia ha dovuto cercare di farla suonare dovendo gestire tre tracce: una completa con tutti i reverberi, una solo cassa e una solo rullante. Mi ha maledetto ma siamo ancora buoni amici”.

ll pezzo è finito e il risultato è distorto e Lo-Fi, con quel po’ di incazzatura brit anni ’90 che tanto piace a Lambiase e soci. E allora, cos’è che abbiamo imparato stavolta? “Ho imparato (ma tanto non imparerò mai a fare diversamente), quindi ho notato (di nuovo!) che in effetti dovrei essere più ordinato e organizzato nelle fasi di scrittura e registrazione di un pezzo. Faccio tutto con troppa foga e spontaneità. Se ho culo viene tutto da paura. Sennò mi faccio insultare da tutti, fonici e musicisti in prima linea”. Ma alla fine, senza il brio del mandarsi a fanculo ogni tanto, che r’n’r sarebbe?

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