The Black Lips – Sing in a world that’s falling apart Fire Records

La storia dei Black Lips comincia con una domanda: “Che cos’è davvero importante, più di tutto?”.

È il  2002, la band ha confezionato il suo primo LP in studio ed è pronta per partire in tour quando arriva la notizia che il chitarrista Ben Eberbaugh, uno dei componenti del gruppo, è stato ucciso in un incidente stradale. A quei tempi il bassista Jared Swilley e il chitarrista Cole Alexander, membri fondatori della band, lavorano entrambi in un fast food vicino casa. Piangono lacrime amare ma decidono che la cosa giusta da fare è andare in tour, così avrebbe voluto il loro amico e così fanno. Inizia così la storia di una delle formazioni garage rock più importanti al mondo, tra le pochissime  ad essere entrate nelle classifiche del mainstream, venti anni di carriera tra cambi di formazione, collaborazioni più o meno fortunate (ricordiamo tra tutte quelle con il produttore Mark Ronson e con Sean Lennon) e soprattutto tanti live.

Sing in a world that’s falling apart è il nono disco della band, coprodotto e missato da Nic Jodoin (Black Rebel Motorcycle club, Eagles of death metal) ai Valentine Studios e masterizzato da Heba Kadry (Björk, Mars Volta, Beach House, Deerhunter, Slowdive, Ryuichi Sakamoto). L’album è la risposta a una crisi, un salto di qualità per sopravvivere al disfacimento, un cambiamento di rotta che ridà energia e respiro al cammino di una band che prova a cercare nuovi linguaggi e li trova facendo centro in dodici tracce accattivanti e smaliziate. “Siamo finalmente arrivati dove volevamo. Spesso serve molto tempo per fare qualcosa di buono” Così Jared Swilley commenta la riuscita di un disco che sembra essere stato confezionato per piacere a tutti.

Il garage permane alleggerendosi con cadenze country folk e con una cura del suono che rende il risultato finale più brillante e bilanciato dei lavori precedenti. Si passa con goliardia da ballate come Odelia alle atmosfere rockabilly lo-fi di Dishonest man, ogni traccia è una storia a sé, sia a livello narrativo che stilistico. Qualcosa ritorna dal passato, Live fast die slow ricorda molto la lirica scanzonata di How do you tell a child that someone has die ma non c’è tempo per voltarsi indietro: In a world that’s falling apart è un disco che spinge a continuare il viaggio senza rimpianti, per arrivare dove si vuole arrivare.

Tracklist:

  1. Hooker Jon
  2. Chainsaw
  3. Rumbler
  4. Holding Me Holding You
  5. Gentleman
  6. Get It on Time
  7. Angola Rodeo
  8. Georgia
  9. Odelia
  10. Dishonest Man
  11. Locust
  12. Live Fast Die Slow

 

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